FABIO FABBRI - AutoritrattoPittore – simbolista, ma soprattutto orientalista (più vicino alla grafica Liberty fu invece il fratello maggiore, Alberto, perso prematuramente nel 1906) – il bolognese Fabio Fabbi fu anche scultore (all’Accademia di Belle Arti di Firenze aveva infatti avuto per maestro il Rivalta), mentre è rimasta meno presente presso il grande pubblico la sua produzione come illustratore (prevalentemente di libri “per ragazzi” e in gran parte per l’editore di Salgari, Bemporad).
Scrive il Faeti (in “Guardare le figure”, 1972, pp. 162-64, 388-89) che il
Fabbi, come illustratore salgariano, raggiunse esiti particolarmente positivi avendo saputo “profondere nei libri dello scrittore (veronese, NdR) una particolare aggraziata atmosfera di sogno orientale, nella quale (compaiono, NdR) i brandelli dettagliati di un mondo esotico, reso con occhio partecipe e ispirato”.
Messosi in luce già giovanissimo – ottenendo vari premi per i suoi saggi d’Accademia –
Fabbi infine si diplomò nel 1880. Visitate Parigi, Londra, Monaco di Baviera (alla cui Esposizione Internazionale, nel 1889, due sue tele – La vendita di una schiava e I sette peccati mortali – furono premiate) e Varsavia (pare che vi abbia ritratto gli ebrei del ghetto), infine fece un viaggio in Medio Oriente, dopo il quale decise di trasferirsi per qualche tempo ad Alessandria d’Egitto in compagnia del fratello, e di dedicarsi totalmente alla pittura.
Dalla terra egiziana
Fabbi ricaverà quei motivi e studi che poi svilupperà una volta rientrato in Italia in quadri che ben presto l’avrebbero rivelato come uno dei nomi più ricercati e richiesti del genere orientalista (le sue tele, lodate per la forza cromatica e la spiccata fantasia di dettagli – “pittore ricco di finezze formali ma insieme di forte comunicativa”, lo definisce R. Bossaglia – raggiunsero all’epoca cifre ragguardevoli nelle aste internazionali): in particolare con Donna araba, Un terrazzo ad Alessandria, Il vasaio, ma soprattutto con Vecchio musulmano egli prenderà parte alla storica Mostra del Circolo degli Artisti di Firenze, nel 1888.
Proprio grazie all’orientalismo
Fabio Fabbi contribuirà a riportare in auge la tecnica della tempera ma, soprattutto, dell’acquarello.
La produzione del
Fabbi però è per lo più di difficile reperimento, vuoi perché appartiene per lo più a collezioni private (di altri quadri risulta proprietaria la Galleria bolognese “Il 2 di quadri”), vuoi perché si tratta di titoli approssimativi e di soggetti che a lungo sono stati disistimati e definiti “di maniera”; solo a cominciare da Contini (1968) e Faeti (1972) essa è stata rivalutata.
Il nucleo principale delle opere del
Fabbi fa parte delle collezioni d’Arte della Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna.
Tra i pochi dipinti di questo autore di cui si conosca la collocazione, si ricorda infatti una veduta dell’antico centro storico bolognese (Quattro torri: raffigura una serie di costruzioni medievali abbattute presso Piazza di Porta Ravegnana attorno al 1919, ed è di proprietà della Fondazione CARISBO), ma anche il San Giovanni Decollato che
Fabbi realizzò con la collaborazione del fratello Alberto per la basilica arcipretale di S. Giovanni in Persiceto.
A Bologna pure eseguì un Sacro Cuore del 1902, per la chiesa di S. Antonio Abate.

Abilitato alla docenza di materie artistiche (a Firenze, 1893), Accademico nel 1894 a Bologna, Fabbi nel 1898 venne insignito da re Umberto I° del titolo di Cavaliere della Corona d’Italia.
L’anno seguente, l’artista partecipò ad un Concorso a Torino, vincendolo con il molto lodato Testa di Cristo. Già verso la conclusione della propria vita – attorno al 1935 – Fabbi eseguirà altre 4 tele di soggetto religioso, stavolta per la Chiesa bolognese di S. Paolo di Ravone (Conversione di Saulo, Ultima Cena, San Sebastiano e S. Giuseppe con Bambino Gesù).
Il suo capolavoro è tuttavia considerato Contrasto; altrettanto celebre (e conservata presso il Museo del Risorgimento di Firenze) è il quadro La Morte di Anita Garibaldi.
Una scheda d’iscrizione del Socio Artista Fabio Fabbi alla Società “Francesco Francia” è datata 1915; tuttavia già alla prima (1895) e terza (1897) edizione dell’Esposizione di Primavera della Associazione una sala era stata interamente dedicata all’opera di Fabio e Alberto.
Poco ricordate restano inoltre le partecipazioni di Fabio Fabbi all’ Esposizione internazionale “del Sempione”, indetta a Milano nel 1906 (con modelli di medaglie realizzate secondo la tecnica celliniana della “cera persa”), e all’Esposizione internazionale d’Arte Cristiana moderna del 1911 a Parigi, in cui si trovò a fianco di Puvis de Chavannes e di Maurice Denis (motivo per cui Fabbi viene anche definito “il Nabis italiano”, mentre sarebbe più corretto porlo a fianco dell’opera di Costetti, di A. Martini e del Kienerk).
La fama di Fabio Fabbi – deceduto a Casalecchio di Reno – decadde rapidamente, tanto che esistono 3 date di morte per questo artista, che nel 1955 A. Emiliani dichiarava scomparso al 1941; altre fonti indicano invece il 24 settembre, del 1945 o del 1946.

(Matteo Mattei)

Fabio FABBI
Date

novembre 27, 2015

Category

Soci Artisti "Francesco Francia"

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