PORTA SARAGOZZA 2

Come si attraversa una porta per entrare nella propria abitazione – luogo dove si riunisce la famiglia – cosi a Bologna, ancora oggi, si entra dalla “Porta” per dirigersi al centro della città.

Chi visita Bologna certamente annota nella memoria le due Torri, i Portici interminabili, le Sette Chiese, piazza Maggiore e il Nettuno del Giambologna (pseudonimo di Jean de Boulogne, uno scultore fiammingo del 1500) sito nell’adiacente piazza Re Enzo. Probabilmente ricorda il colle della Guardia dove svetta il santuario della Madonna di San Luca e San Michele in Bosco: due colli dai quali, se il tempo è favorevole, si può gustare un panorama ottimo della città. Monumenti e luoghi che identificano la città con la sua storia, vestigia che, nel loro insieme, rendono la mia città meravigliosa.

Chi scrive ama la storia, con particolare interesse per i periodi medievale e rinascimentale, forse condizionato dall’avere vissuto tra le mura (ideali) di una città che particolarmente tra il ‘400 e il ‘500 teneva il passo della magnifica Firenze.

Le Porte di Bologna sono (erano) dodici. Perché? Basti rileggere quel versetto del Libro dell’Apocalisse di san Giovanni: “E’ cinta da grandi e alte mura con dodici porte: sopra queste porte stanno dodici angeli e nomi scritti, i nomi delle dodici tribù dei figli d’Israele (Ap 21, 12).

Si, Bologna è sempre stata una città molto legata alla Sacra Tradizione Cattolica. Molti lo hanno dimenticato, molti non la sanno.

Ma Bologna da sempre è aperta allo scambio culturale, allo Studio che porta alla conoscenza dei fatti e delle cose.

Le Porte di Bologna sono porte aperte, rappresentando in qualche modo lo spirito amichevole e il carattere socievole dei bolognesi.
Parlando delle porte di Bologna sarebbe forse giusto iniziare con la più “bella e grande” (almeno a fine ‘700 era cosi, quella visibile oggi è la porta originale duecentesca rivenuta a seguito dello smantellamento iniziato nel 1903): Porta Maggiore.

Preferisco invece parlare di Porta Saragozza perché oggi è il 4 Maggio e in questo mese, da tempo immemorabile (in verità dal 1433) l’immagine santa e benedetta della Vergine Maria, la Madonna di San Luca, visita la città di Bologna, i suoi cittadini, tutti gli abitanti.

La Domenica che precede l’Ascensione questa antica e venerabile tradizione riunisce in uno il popolo bolognese che numerosissimo (rappresentanti politici e militari compresi) accoglie l’immagine che si vuole dipinta dallo stesso San Luca (improbabile, ma l’evangelista Luca è tra i quattro quello che con maggiore devozione ha raccontato della Madre di Gesù Cristo).

Questa mattina del 2013 un terremoto è stato avvertito in territorio bolognese (l’epicentro era nel ferrarese); la cronaca del 1433 ci racconta che anche allora il 4 maggio era una giornata caratterizzata da scosse di terremoto, ma soprattutto da pioggia battente e interminabile (tanto che i raccolti dei campi furono persi), tempesta e fulmini che interessarono anche le famose torri.

La discesa dell’Immagine coincise con l’immediata cessazione degli eventi atmosferici calamitosi una volta superata la soglia della Porta Saragozza; la preghiera alla Madonna di San Luca si amplificò, perfezionandosi nell’annuale tradizione che vuole i bolognesi uniti attorno alla Madonna: scompare ogni diseguaglianza, come scomparve la pioggia in un attimo.

Non mi dilungherò ora a ripercorrere la storia meravigliosa della Madonna di san Luca (alla quale verrà dedicato uno spazio apposito) ma un accenno era doveroso per giustificare l’iniziale preferenza per la Porta Saragozza.

Porta Saragozza ha poco più di 700 anni.

Quand’era giovane e gaudente si apriva ai campi d’intorno spalancando il ponte levatoio che consentiva ai contadini di entrare in città, pagando (già che c’erano) il dazio per le merci importate nella speranza di venderle tutte nei mercati interni.

L’immagine riprodotta è una stampa del 1817 del Basoli. Sulla sinistra si nota l’inizio del porticato che porta fino al Santuario della Madonna di San Luca. In effetti risale alla costruzione di detto portico (1674) il motivo del maggiore utilizzo da parte del popolo bolognese della Porta, fino a quel momento ritenuta di secondaria importanza.

La struttura odierna “causata” dalla ristrutturazione radicale del 1859 effettuata dall’architetto Enrico Brunetti Rodati e da questi in seguito affidata all’architetto Giuseppe Mengoni, non rispetta l’origine. E’ stato sostituito il cassero medievale con quello attuale raccordandolo, con due portici merlati, a due torrioni cilindrici laterali (mai esistiti prima). Forse questi professionisti intendevano recuperare forme del lontano occidente iberico, illuminati dall’ipotesi del nome che dovrebbe evocare una storica vittoria dell’esercito cristiano ai danni di quello musulmano in terra spagnola.

Ma Saragozza (che anticamente era la più grande città controllata dagli arabi di tutta la Spagna settentrionale) dovrebbe venire ricordata per essere stata un santuario intellettuale, dove musulmani, ebrei e cristiani vivevano fianco a fianco in una rispettosa e serena coesistenza religiosa e culturale.

Porta Saragozza è stata in effetti vittima di confusione intellettuale.

Nell’ultimo secolo si è sviluppata “promiscuità” tra l’utilizzo dei locali ricavati nel cassero e la “sacralità” della Porta stessa, confermata dalla deliziosa cappelletta della Madonna delle Lacrime, incastonata nelle mura che guardano le colline, sulla destra entrando in città.

I primi hanno ospitato un circolo di ex combattenti, la sezione “Irma Bandiera” del PCI e la sezione “V. Brunelli” del PSI, fino a quando nel 1982, in pieno clima distensivo e liberale, la giunta comunale ne deliberò l’assegnazione al “Circolo di cultura omosessuale XXVIII Giugno”, primo centro di politica e cultura gay riconosciuto in Italia.

La seconda (la cappelletta) è stata via via dimenticata dai cittadini che un tempo la ornavano di fiori e preghiere.

Oggi, considerando che “la speranza è sempre l’ultima a morire”, si è generato nuovo ordine e nel cassero trova ora la sua sede il “Museo della Beata Vergine di San Luca” che meglio si combina con la Madonna delle Lacrime.

A ben vedere, probabilmente Porta Saragozza è tra le dodici la più conosciuta, la più amata, perché Bologna è ancora molto legata alla proprie tradizioni e l’appuntamento annuale di cui ho parlato rappresenta la maggiore intimità della tradizione vera, quella che riguarda anche lo spirito.

Non a caso Porta Saragozza è l’unica che ha assunto e mantenuto la maestosità trionfale che viene dedicata ai grandi ingressi: strutturalmente significata da un varco imponente a cui si affiancano due porte di minori dimensioni. Tre porte quindi per rappresentarne una. Un numero che sappiamo identificarsi con la perfezione.

Marco Deserti

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PORTA SARAGOZZA
Date

maggio 24, 2015

Category

Le 12 porte

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